Luigi Pretin  

Caposcuola dell’Arte Fantastica

Luigi Pretin - Via Vignaretto, 7 - 17042 Pontinvrea (SV) 

tel.019 705207 - 3287664324   E-mail: info@luigipretin.com

 
  LA CRITICA

Hanno scritto e detto

 
     
 

PAOLO LEVI (critico d’Arte)

 

Luigi Pretin è un artista figurativo, la cui visione si propone spesso in una chiave fiabesca, dove la finzione si

intreccia poeticamente alla visione riconoscibile del reale…le sue radici culturali affondano non tanto nel

surrealismo, quanto nella storia della pittura tardo romantica, avvicinandosi indirettamente a certa pittura

scandinava del ‘900, dove la narrazione onirica di alcuni autori era fatta di suadenti allegorie,

di momenti temporali e di situazioni fuori dalla storia …

… L’ispirazione di Pretin, le cui potenzialità appaiono inesauribili come la sua immaginazione,

è il frutto di un’emozionalità fervida che scandaglia l’inconscio per trarne immagini e suggestioni.

… L’artista conduce un ingannevole gioco delle parti dove, tra visibile e invisibile, tra detto e non detto,

non è certo facile decodificare il senso degli elementi figurali, che a volte sono chiaramente espressi,

ma in molti casi restano concettualmente enigmatici …

 

   

ANGELO PANERAI (critico d'Arte e giornalista)

La pittura di Luigi Pretin non cerca il compromesso con i nuovi mezzi, con la fotografia, in video ed il computer,

come sempre siamo più abituati a vedere … piuttosto guarda indietro al fonte ispiratore della metafisica,

del surrealismo e di certa pittura del paesaggio italiano degli anni ’30, unite, con un balzo di quasi due secoli,

alle prove maggiori di Giovan-Battista Tiepolo e prima ancora di Luca Giordano e Pietro da Cortona.

Pretin infatti vuole continuamente mettere a confronto l’invenzione e la realtà o meglio, la natura come essa appare

e come si rivela agli occhi del poeta …

…Con Pretin, una volta di più appare una pittura “titanica”, densa più della parola, una pittura che vuole il tempo

della contemplazione.

 

   

ROBERTO BAGLIETTO (giornalista – La Stampa)

 

La metafisica ha radici nel cuore di Pretin, ma il germoglio surrealista ha trovato la terra fertile nel

figurativismo più genuino. Il paesaggio è oltre il 2000 ma l’uomo che lo coltiva con il colore ha radici arcaiche ….

… La grande forza di questo artista non ha bisogno di paesaggi astrali, macrocosmici.

Un punto di fuoco, di luce, una retta, sono ampiamente sufficienti a fare da fulcro al dipinto.

Di lì si muove senza sbalzi la grande armonia di tele dense di una poesia autonoma e sempre attuale,

capace di unire le grandi scuole dei secoli scorsi alla volonterosa rabbia dell’espressione contemporanea …

La grandezza di chi sa trasmettere luce e poesia e ben sa al contempo che troppi ancora preferiscono il buio

e non sanno ascoltare il cuore.

 

 

ALFREDO PASOLINO( critico internazionale e storico dell’arte)

 

Ben lontano dagli sterili eclettismi delle mode, l’elaborazione di una formula decisamente autonoma e originale,

orientato alla tradizione di un sano naturalismo, il maestro Luigi Pretin fonde la sua anima creativa con l’anima mundi di artisti della classicità antica, per la sua formazione e per il percorso creativo, dimostrando d’aver avuto forte influenza dalla pittura dei Lumi del ‘900, anche guardando più indietro…

… Ogni quadro è la tesi di chi ritiene che la rivelazione intimista della “religio umanistica” occupi un gradino più alto rispetto a tutte le altre libertà artistiche: la trascendenza della persona e l’impossibilità di ridurre l’arte a oggetto di potere, un’esperienza, la sua, che si fa sostegno, senza il soccorso del vecchio assunto che l’assenza del sacro coincida con l’assenza di valori, retaggio del tempo di Rubens.

Quadri d’anima, risultanti nel forte impatto emozionale, di una verità estrema al nostro modo di comprendere, nello stupore più profondo, un messaggio di pace e al tempo di invito ad assaporare in fondo la vita.

 

   

MICHELE CALABRESE (Direttore artistico della rivista “Il nuovo poliedro”)

 

…Pretin parte dalla realtà tenendola sempre nel dovuto conto. Questa realtà, fatta di immagini o di visioni o

di nature morte, egli sapientemente trasforma alitandogli la poesia della perfettibilità (si badi che non intendo perfezione) a cui ogni artista ambisce o aspira per legittimo impulso derivato dall’ispirazione …

 

   

MARIA CLAUDIA SIMOTTI (critico d'Arte e giornalista)

 

… Nitide e icastiche sagome di cavalli imbizzarriti, di angeli vendicatori, di volti pensosi e torvi si stagliano

smaglianti nei cieli profondi di Pretin, forgiandosi miracolosamente con la materia fluida, evanescente ed eterea,

delle nubi iridate … Figure mitologiche dai contorni sfrangiati campeggiano sui tetti vivaci delle case e dei palazzi

del paesaggio natìo, sull’oscurità tetra delle notti nebulose che avvolgono la laguna …

 

   

LUCIA BARLOCCO (giornalista –La Stampa)

 

…Luigi Pretin non è assolutamente uomo da compromess i… una scelta che lo ha portato a condurre un’esistenza

fuori dagli schemi e a scegliere, dopo tanto “peregrinare” in Italia e all’estero, Pontinvrea, una sorta di eremo

per un pittore “vulcanico”… e i suoi quadri, così come le sue ceramiche e sculture, sono lo specchio dell’animo umano … Luigi Pretin narra sulla tela ciò che non sopporta, non accetta: “l’inquinamento che ha l’uomo dentro”… II surrealismo, il suo vessillo. La provocazione, la sua forza, quella che probabilmente gli ha permesso

di vincere tante piccole, grandi battaglie. Chissà se gli consentirà anche di vincere quella cui lui tiene di più:

riuscire a rendere “le strade dell’Arte meno intricate”.

 

 

ADRIANA CORE

 

Eccentrico, bizzarro, irriverente. Dissacrante e dissacratore, spesso scomodo. Questo è Luigi Pretin,

inconfondibile personaggio oltreché validissimo pittore. Ma quali tensioni morali sottendono a tali comportamenti? Quali travagli interiori si nascondono dietro questi modi bruschi e anticonformisti?

Pretin vive tutto ciò che lo sconvolge profondamente … ed ecco allora i cieli popolati da bellissime ed evanescenti figure che si perdono all’infinito, quasi a voler fermare sulla tela un mondo destinato a morire, il suo mondo, quello del sogno e della fantasia.